giovedì, settembre 11, 2008
 
Lentamente il progetto dell'Alternativa Bolivariana de las Américas (ALBA), sorto nel 2004 da un'idea del presidente venezuelano Hugo Chávez, cresce e si estende.
Lo scorso 25 agosto l'Honduras è entrata ufficialmente a farne parte, diventando il sesto paese insieme a Venezuela, Cuba, Bolivia, Nicaragua e Dominica. Alle celebrazioni hanno assistito i presidenti di questi paesi, accompagnati da rappresentanti di alto livello dei paesi latinoamericani che seguono come osservatori i lavori dell'ALBA, tra cui Uruguay, Paraguay, Guatemala, Repubblica Dominicana ed Ecuador. Da rilevare la presenza del FMLN salvadoregno, il quale in caso di vittoria alle elezioni presidenziali del prossimo anno potrebbe, come governo, far salire a sette i paesi latinoamericani ed a tre quelli della regione centroamericana.
I giorni che hanno preceduto la firma non sono stati facili per l'intensa campagna mediatica dei mezzi d'informazione della destra honduregna e la forte opposizione da parte dei settori dell'imprenditoria locale, i quali hanno nuovamente puntato sulla politica "del disastro e della paura" per incutere timore tra la popolazione.
L'adesione all'ALBA è  stata invece fortemente difesa e voluta dalle decine di organizzazioni che formano il Bloque Popular, una delle più importanti reti della società civile che già nel passato aveva insistito affinché il governo entrasse a far parte di Petrocaribe e Petroalimentos.
 
Secondo un comunicato fatto circolare dal Bloque Popular de Honduras, "con l'ALBA si tratta di unire i paesi dell'America Latina e dei Caraibi in un solo blocco politico, economico e sociale. Un progetto che riunisce i princìpi che reggono una vera integrazione latinoamericana basata sulla giustizia, la solidarietà e l'equità, la cooperazione e la complementarità
, la volontà comune di avanzare insieme, lo sviluppo equitativo e il rispetto della sovranità ed autodeterminazione dei popoli, con enfasi sullo sviluppo umano e sociale oltreché politico ed economico (...). Le oligarchie di ieri e quelle di oggi, complici della Doctrina Monroe e delle invasioni, difendono la falsa generosità del padrone quando dicono che se non fosse per l'impero non avremmo da mangiare, che il nostro destino è quello di sopportare la sua oppressione e che integrarci con il Sud è un tradimento imperdonabile nei confronti del Nord. Campagna opportunista e vigliacca dei
traditori storici della nostra identità ed unità latinoamericana, unica uscita per sconfiggere la povertà, la globalizzazione neoliberista e rendere giuste ed equitative le relazioni con gli Stati Uniti, l'Europa e l'Asia"
(leggi testo completo su http://www.congresobolivariano.org/modules.php?name=News&file=article&sid=4687 ).

Durante il suo intervento, il presidente honduregno, Manuel Zelaya, ha detto che "il popolo honduregno non deve chiedere permesso a nessun imperialismo per ratificare l'ALBA. Nei giorni scorsi alcuni mezzi di comunicazione dicevano che non dovevamo farlo perché si trattava di un trattato armato. Hanno cercato di infondere la paura tra la popolazione, ma non ci sono riusciti, perché il popolo honduregno è coraggioso, lottatore e rivoluzionario. Io - ha continuato Zelaya - non sono nato per avere un padrone e nemmeno per essere schiavo. Ci hanno sottomesso, ingannati e ci hanno mantenuto disinformati e quindi ringrazio Chávez per questo spazio che ha aperto, ringrazio Daniel (Ortega), baluardo di resistenza in Centroamerica, per essere venuto e mi congratulo con Evo Morales, leader indigena e presidente della Bolivia, per aver superato brillantemente con oltre il 67% il referendum revocatorio nel suo paese. Saluto anche il popolo eroico di Cuba. Ci sono più di 200 risoluzioni della ONU che chiedono la fine dell'embargo statunitense e l'Honduras si unisce oggi a questa richiesta. Saluto anche il Bloque Popular ed i partiti che hanno sostenuto questa firma. Come ha detto Chávez, l'ALBA non ci obbliga a niente ed invece ci apre le porte della speranza per risolvere la crisi e la povertà che il capitalismo ha lasciato in eredità alla maggioranza degli honduregni. I paesi del Sud si uniscono per essere indipendenti e per assicurare lo sviluppo alle proprie popolazioni", ha concluso Zelaya leggendo i primi importanti benefici che porterà l'ALBA in termini di energia, credito, progetti di sviluppo, donazioni, salute ed istruzione (articolo relazionato su http://www.lavozdelsandinismo.com/nicaragua/2008-08-25/derecha-molesta-por-ejemplo-nicaraguense/ )
 
Zelaya era stato preceduto dal discorso degli altri capi di Stato dei paesi che fanno parte dell'ALBA.
Secondo Carlos Lage, vicepresidente di Cuba, "l'ALBA ha permesso che 1.3 milioni di latinoamericani recuperassero la vista con la Misión Milagro, perché per il nuovo medico, il medico dell'ALBA, il malato non è un cliente, ma un paziente. I malati non sono il modo di vivere per un medico, ma la sua ragione di vita; il medico dell'ALBA non guadagna denaro, ma vita. Grazie al lavoro di alfabetizzazione - ha continuato Lage - più di 3.3 milioni di persone hanno imparato a leggere e scrivere e più di 40 mila giovani latinoamericani stanno studiando medicina a Cuba. Con l'ALBA, il Venezuela sta somministrando petrolio a prezzi speciali, incrementando la capacità finanziaria dei paesi membri affinché investano in opere sociali e piani di sviluppo", ha detto il vicepresidente cubano.
Per il presidente Daniel Ortega, la cui presenza è stata contestata da un gruppo di donne appartenenti a organizzazioni femministe per il caso delle presunte violenze contro la figliastra Zoilamérica, il suo omonimo honduregno è un esempio di dignità per aver deciso di firmare l'ALBA nonostante le forti pressioni dell'oligarchia honduregna. "L'Honduras si incorpora all'ALBA nonostante gli attacchi degli eterni nemici dei poveri e dei popoli. Quei nemici che hanno avuto l'opportunità di governare per secoli e che in cambio hanno lasciato fame, disoccupazione e miseria", ha detto Ortega. "Quali sono i risultati del capitalismo? Arricchimento per pochi e fame, miseria e disoccupazione per gli altri; che Honduras, Nicaragua, Guyana e Haiti sono i paesi più poveri del continente". Ortega ha poi illustrato i benefici dell'ALBA, che per il Nicaragua rappresentano la fine dei razionamenti energetici, la possibilità di concedere credito ad interessi giusti per contadini, commercianti, piccoli e medi produttori ed al popolo in generale, miglioramento della sanità e dell'istruzione e programmi di sviluppo.
"Che cosa posso dire a chi ha paura dell'ALBA? - ha continuato Ortega. Non fatevi ingannare come è successo in Nicaragua. Dicevano che se vinceva il FSLN sarebbe tornata la guerra, il servizio militare obbligatorio, l'embargo degli Stati Uniti. Erano menzogne che i nemici dell'ALBA ripetono tutti i giorni".
Il presidente boliviano, Evo Morales, ha invece chiesto ai suoi omonimi di accelerare il processo di trasformazione sociale in America Latina, "nazionalizzando le nostre risorse naturali e cercando sempre trasformazioni  profonde nella democrazia.
L'ultimo degli invitati a prendere la parola è stato il presidente venezuelano, Hugo Chávez, il quale ha riconosciuto a Zelaya di essere un presidente coraggioso per aver deciso di fare questo passo nonostante le forti pressioni. "Si tratta di un passo storico che avrà un impatto positivo sui popoli dell'America Latina e Caraibi ed ha bisogno della partecipazione diretta ed attiva di tutti, soprattutto dei giovani, degli afrodiscendenti honduregni, delle popolazioni indigene, delle donne. Considero - ha detto - che i valori come l'indipendenza, la dignità e lo sviluppo integrale continuano ad essere la strada da percorrere per i popoli che lottano per la libertà", ha aggiunto Chávez dopo aver nuovamente inveito contro il governo statunitense e le oligarchie latinoamericane.
Il presidente venezuelano ha inoltre detto che "non sono venuto qui per immischiarmi negli affari interni del paese, ma per me un honduregno che si oppone all'ALBA è un vendepatria o un ignorante. Non posso qualificarlo in un altro modo o semplicemente sta facendo tutto il contrario degli interessi dell'Honduras. Con Cuba, per esempio, prima dell'ALBA gli scambi commerciali erano di 200 milioni di dollari, mentre nel 2007 sono saliti a 6.500 milioni. Tra i paesi che fanno parte di questo progetto sono state aperte banche, imprese grannacionales, imprese energetiche e anche il Banco del ALBA", ha concluso.

(Giorgio Trucchi)
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PROCLAMA POR LA UNIDAD E INTEGRACIÓN
DE LOS PUEBLOS LATINOAMERICANOS Y DEL CARIBE
 
Nosotros, miembros y miembras de diferentes organizaciones sociales de Honduras reunidos y reunidas en el marco de la firma de adhesión de nuestro país a la Alternativa Bolivariana de las Américas ALBA,  proclamamos:
 
1.      Proclamamos que en este día histórico para el pueblo hondureño, en que caminamos desde y con  el ALBA  hacia   nuevas formas de vida,  soberanía y unidad  expresamos nuestros jubilo y  disposición por defender este paso importante. Es con este espíritu que  saludamos y   rendimos homenaje, desde tempranas horas a nuestros héroes de la Patria Grande como Lempira, Morazán, Bolívar y José Martí.
2.      Proclamamos nuestra satisfacción más profunda por la valiente decisión del Presidente de la Republica Manuel Zelaya Rosales  de firmar la adhesión de Honduras a la Alternativa Bolivariana de las Américas, un proyecto de integración y unidad de los pueblos para la lucha contra la pobreza y la exclusión.
3.       Proclamamos que el proyecto  ALBA, es uno de muchos proyectos que vienen construyendo gobiernos y estados del pueblo junto a los mismos pueblos, movimientos y organizaciones de América Latina y el Caribe  que se resisten a  la dependencia, saqueo y humillación y que hoy mas que nunca  tiene su vigencia y legitimidad plena ante la desnuda realidad, de que el capitalismo y demás formas de dominación no son la única vía en este planeta y mucho menos son  la posibilidad de desarrollo, respeto a la vida y la justicia.
4.      Proclamamos que el proyecto ALBA en Honduras, debe ser encarnado por el pueblo con un sentido de apropiamiento y de defensa de sus derechos y proyectos que han sido demanda de interés nacional y  de los demás pueblos que luchamos por una vida mas digna y humana, con equilibrio, respeto a nuestros hábitats, culturas y biodiversidad, esta es la lógica que debe de prevalecer. El proyecto ALBA, esta concebido para terminar con la transnacionalización y privatización neoliberal destructiva, antiecológica, antiética, antihumana y a esto es que le temen los capitalistas y explotadores.
5.      Proclamamos nuestra demanda al congreso nacional, la inmediata aprobación del ALBA, sin que se manosee su esencia, ni objetivos, ni el hacer de esta alternativa viable y beneficiosa para la gran mayoría del pueblo hondureño, como ha sido demostrado ya en Honduras a través de proyectos de alfabetización, educación superior, salud, cultura y  otros que llegan sectores desposeídos.
6.      Proclamamos que rechazamos y condenamos la campaña de miedo y mentiras contra el proyecto ALBA por parte de los sectores oscurantistas, mediocres, oligárquicos, vende patrias y serviles de los intereses mas infames de los imperios del norte y sobre todo de los Estados Unidos,  que siguen en su afán de seguir desarrollando en Honduras las instrucciones de la indigna carta Rolston. Rechazamos categóricamente la campaña chantajista con el tema de la migración y remesas; nunca los gringos nos han dado de comer, al contrario nos han quitado junto a otros imperios, no solo la alimentación, sino las demás riquezas de Honduras por más de 500 años.
7.      Proclamamos nuestra animación al pueblo hondureño a sumarse a las acciones por el proyecto ALBA y a mantenerse alertas, pues los heraldos de la muerte que nos pretenden engañar con sus conceptos de “desarrollo” e “integración” de los organismos financieros y de los dominadores, no descansaran pues se sienten que el pueblo despierta y esto no les conviene para sus enormes ganancias a costa del saqueo y la deshumanización.
 
 
¡!VIVA EL ALTERNATIVA BOLIVARIANA DE LAS AMÉRICAS ALBA!!
 ¡!NO AL ALCA, NI TLC, NI ACUERDOS DE ASOCIACION!!
 ¡!VIVA LA DIGNIDAD, UNIDAD  Y  LA RESISTENCIA DE AMERICA LATINA Y EL CARIBE!
 COPINH, OFRANEH, MÁRTIRES DE GUAYMAS, RED COMAL, URP, EQUIPOS DOCENTES, ASOCIACIÓN DE AMISTAD HONDURAS CUBA,
  
Dado  en Honduras, tierra de LEMPIRA Y MORAZÁN, a los 25 días del mes de agosto.
 
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venerdì, marzo 07, 2008
Alla mercè del TLC
Come neoliberismo e turbocapitalismo stanno dissanguando il “Pollicino d’America”.

Il Paese più piccolo e più densamente popolato dell’America Latina (quasi 5 milioni di abitanti in un territorio grande come il nostro Piemonte, più altri 2 milioni già emigrati negli Stati Uniti alla ricerca di un lavoro), un passato recente insanguinato da una guerra civile senza vincitori e con molti sconfitti, un presente inesorabilmente segnato da povertà e sfruttamento. In El Salvador l’orologio del progresso sociale è fermo da più di mezzo secolo.

Se ai più questa nazione non riesce ad offrire una pur minima opportunità di dignitosa sopravvivenza, per altri rappresenta ancora un’ottima fonte di investimento e ricchezza. Da alcuni anni per effetto degli accordi sul libero commercio (o TLC), le grandi corporation degli Stati Uniti sfruttano l’occasione per realizzare enormi profitti - soprattutto nei settori delle telecomunicazioni e dell’energia - , dopo aver acquisito le decotte aziende pubbliche a costi stracciati ed averle riconvertite in efficienti macchine per far soldi. E in prospettiva di un’evoluzione del TLC in tutta l’area centroamericana, la privatizzazione di servizi come la scuola, la fornitura d’acqua e di energia elettrica proseguirà - con ogni probabilità - fino al suo totale completamento, portando ad un progressivo aumento delle tariffe delle utenze. Secondo le previsioni più accreditate questo succederà tra breve, mentre è già un fatto che in soli quattro mesi la “canasta basica”, il paniere dei prodotti di prima necessità (come mais, riso e fagioli) ha fatto registrare aumenti dei prezzi del 50%, trainati anche dal continuo rialzo del petrolio.

Spalleggiati da un sistema di regole a loro del tutto favorevole, imprenditori di tutto il mondo possono costruire in El Salvador i loro impianti industriali beneficiando di agevolazioni - non solo di natura fiscale - concesse dal governo, senza essere obbligati a comprare le materie prime in Centroamerica, pagando misere retribuzioni e trattenendo per loro tutti i profitti. Incapaci di competere con i Golia stranieri, moltissime piccole e medie imprese nazionali (soprattutto del settore tessile e caseario) si trovano costrette a chiudere i battenti con pesanti ricadute negative sui livelli occupazionali.

La disoccupazione, incubo di moltissimi giovani, va aumentando nelle città come nelle zone rurali, aggravata dai licenziamenti di massa attuati dalle imprese pubbliche in corso di ristrutturazione o di privatizzazione; la verità è che la maggior parte della forza lavoro attualmente occupata trova impiego soltanto nel settore del cosiddetto “lavoro informale”, caratterizzato da un’alta “flessibilizzazione”, bassissimi salari e assenza di garanzie sindacali anche minime, o di copertura sanitaria. Alle donne, i soggetti più deboli della società salvadoregna, spettano quasi sempre i lavori più umili e faticosi - nei campi o nelle maquilas, gli enormi stabilimenti tessili o di elettronica che prosperano in tutto il Centroamerica grazie allo sfruttamento e ai salari da fame -, perché sono proprio loro a doversi prendere carico del mantenimento famigliare dopo essere state abbandonate dai loro coniugi, come accade in svariati casi.

In El Salvador, un altro modo per sbarcare il lunario è il piccolo commercio. Un esercito di venditori di strada abusivi affolla le principali città alla ricerca di una fonte di reddito alternativa al lavoro “tradizionale”, ormai introvabile per i più. Così, camminando per le caotiche ed irrespirabili calles della capitale, si possono incontrare ovunque banchi di vendita improvvisati dove è possibile trovare di tutto: dagli alimentari ai dvd pirata offerti a un dollaro.

Ma non finisce qui. L’introduzione del TLC con gli Stati Uniti ha avuto e sta avendo effetti devastanti soprattutto nel settore agricolo, a causa dell’inondazione sui mercati locali dei prodotti alimentari nordamericani, molto più competitivi grazie al loro minor costo e alle sovvenzioni governative di cui possono godere gli agricoltori e gli allevatori statunitensi. Tutto ciò si traduce, in termini sociali, nella disperazione di migliaia di contadini e di piccoli agricoltori falliti, ai quali non resta altra scelta che abbandonare le loro case e i loro appezzamenti di poche manzanas di terra in cerca di miglior fortuna nelle grandi città.

Grazie a questa sua spregiudicata politica economica nei confronti dei vicini centroamericani, il governo degli Stati Uniti può così passare all’incasso dei benefici politici derivanti dal consolidamento degli ultimi TLC. In questo modo la Casa Bianca avrà, di fatto, più controllo sulle già indebolite economie della regione e sui loro docilissimi governi; senza contare che avendo già stabilito una “testa di ponte” in Centroamerica, avrà in futuro buon gioco ad imporre analoghi trattati al resto del continente americano (Chavez & Co. permettendo).

Mentre si avvicinano le elezioni presidenziali ed amministrative del 2009, in Salvador la lotta politica si fa, mese dopo mese, sempre più accanita. Lo stesso ARENA, il partito di estrema destra che governa dalla fine della guerra (1992), è lacerato da dissidi interni tra le varie correnti politiche che aspirano al mantenimento del potere, tra cui la mai decaduta casta militare, la vecchia oligarchia dei terratenientes, e le nuove lobbies economico-finanziarie legate alla new economy.

Sull’altro versante il FMLN sembra godere di più coesione, dopo la scelta dei due candidati alla Presidenza, Mauricio Funes e Salvador Sanchez Cerén. Il primo è un ex-commentatore televisivo con una visione politica “moderata e progressista”, molto popolare grazie alle sue inchieste giornalistiche di denuncia; l’altro, candidato alla vice-presidenza, con il suo passato da comandante guerrigliero rappresenta invece la corrente più radicale e più a sinistra del partito.

Per il FMLN l’occasione è più che mai propizia: sarà dunque il 2009 l’anno del cambio? Se sarà capace di proporsi come forza di governo, il FMLN riuscirà ad ostacolare il consolidamento di un sistema economico, voluto ed imposto dai gringos e dalle multinazionali, che sta lentamente riducendo in miseria la stragrande maggioranza dei salvadoregni?


Andrea Necciai
El Salvador, febbraio 2008

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